Di che colore sei?
Gennaio 19, 2009
Storie di ordinaria immigrazione. 4 persone, 4 continenti, 4 storie di migranti: un documentario per conoscere i nuovi cittadini italiani. Il film è stato realizzato nell’ambito della campagna nazionale della Cgil “Stesso sangue. Stessi diritti”
Sullo sfondo… una magnifica ROMA.
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La grammatica violata
Gennaio 13, 2009
Già solo le sue primissime righe mi spingono a ripubblicare questo articolo – che è un vero capolavoro – e a ricordarne per sempre l’autore che è Franco Cordero.
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Benedetto Croce, coltissimo e ricco signore con largo ascendente nella cultura novecentesca, aveva manifestato qualche vaga simpatia al fascismo emergente, castigatore delle mattane sovversive, ma cambia avviso vedendo come il castigamatti s’impadronisca dello Stato, in barba all’etica liberale.
Da allora impersona un implicito dissenso, rispettato dagli occupanti perché ogni soperchieria sul papa dell’idealismo italiano guasterebbe l’immagine fascista; Mussolini non è Hitler. I numeri bimestrali della “Critica” hanno devoti lettori, bollettino d’una sommessa opposizione. Privatamente circolano battute spiritose. Sentiamone una, cosa sia il regime mussoliniano: un governo degli asini “temperato dalla corruzione”. Era formidabile conversatore, spesso feroce, ad esempio nell’arrotare un ex pupillo rumoroso e rampante diagnosticandogli “priapismo dell’Io”. Varrà la pena spiegare in qual senso sia peggiore l’attuale governo onagrocratico (dal latino “onager”, asino selvatico). Qui notiamo come la natura asinina sfolgori nel protocollo d’intesa 26 novembre 2008: i partner sono due ministri; lo scassasigilli era segretario particolare del sire d’Arcore, padrone d’Italia nei prossimi 12 o 17 anni se gli spiriti animali gli durano; l’altro, ministro innovatore dalle frequenti epifanie, ha appena annunciato che domerà gli statali col bastone e la carota. I due s’intendono sul seguente disegno: allestire una memoria informatica universale dove confluiscano tutti gli atti compiuti dalla polizia giudiziaria (il grosso delle indagini preliminari); e la covi il ministro, eventualmente mediante appalti esterni (in lessico tecnicoide outsourcing); why not? (logo d’un allegro affarismo), l’affidi a imprenditori della galassia Mediaset, visti i luminosi precedenti Telecom.
Il lettore domanda perché definiamo asinina un’idea sinistra (tra Gestapo e Millenovecentottantaquattro, l’incubo narrato da George Orwell): l’asino è animale mite; vero, ma ignorante e luoghi comuni probabilmente falsi lo dicono poco intelligente. Qui sta l’aspetto onagrocratico, e tutto sommato benefico, svela piani che menti più sottili dissimulano. Sappiamo dove miri Re Lanterna, tre volte vittorioso nella fiera elettorale grazie all’ordigno televisivo che consorterie tarate gli hanno venduto: pretende nello Stato un dominio quale esercitava nell’impero privato (e presumibilmente lo esercita, essendo piuttosto anomala la metamorfosi dei vecchi pirati in asceti); i limiti normativi gli ripugnano; caudatari in divisa o pseudoneutrali chiamano “decisioni” gesti padronali nemmeno pensabili in chiave politica. Gli sta a pennello la definizione crociana (priapismo dell’Io), con una terribile differenza in peius: quel letterato era persona d’intelletto fine, narciso inoffensivo, acuto patologo del fascismo; lui no, ha plagiato parte d’Italia e vuol comandarla tutta, attraverso l’abbassamento dei livelli mentali.
Appena rimesso piede al governo, s’è proclamato immune dai processi penali, quindi invulnerabile su ogni episodio passato o futuro, qualunque sia il nomen delicti; i suoi piani escludono futuri rendiconti elettorali pericolosi, ma l’organismo collettivo ha ancora difese immunitarie (Carta, leggi, codici, tribunali, magistratura); e volendole disarmare, blatera d’una giustizia da riformare, l’ultima cosa della quale occuparsi mentre il paese va in malora, affogato nella crisi planetaria, e lui s’ingrassa. Aborre l’azione penale obbligatoria e il pubblico ministero indipendente: lo vuole diretto dal governo; il che significherebbe impunità pro se et suis, con duri colpi all’avversario molesto. Tale l’obiettivo ma l’idea è cruda: gliela contestano anche degli alleati; e i negromanti indicano una via indiretta, meno vistosa, lasciare intatto l’ufficio requirente, affidando le indagini alla polizia, diretta dal potere esecutivo.
Quante volte l’ha detto: diventerà avvocato dell’accusa, ridotto alla performance verbale o grafica; cervelli polizieschi investigano e la relativa mano raccoglie le prove (sotto l’occhio governativo). A quel punto sarà innocua la bestia nera. Il tutto sine strepitu: due o tre ritocchi appena visibili; se vi osta l’art. 109 Cost. (“l’autorità giudiziaria dispone direttamente” dell’omonima polizia), basta toglierselo dai piedi; l’art. 138 ammette delle revisioni; nelle due Camere se la combina quando vuole, avendo i numeri; e poco male fosse richiesto un referendum confermativo. Nessuno gli resiste nelle tempeste mediatiche. Con tre reti televisive vola sulla luna.
Riconsideriamo l’aspetto asinino. Il protocollo 26 novembre 2008 grida quel che Talleyrand e Fouché, molto più fini, terrebbero sub rosa, e lo fa in termini grossolani, ignari dell’elementare grammatica legale. Non è materia disponibile mediante circolari o intese ministeriali. La regolano norme codificate: la documentazione degli atti d’indagine avviene in date forme (art. 373); e sono coperti dal segreto finché “l’imputato non ne possa avere conoscenza” (art. 329); e la polizia deve spogliarsi dei verbali, reperti, notitiae criminis, trasmettendoli al pubblico ministero (art. 357). Secondo le attuali regole, i due confabulanti esigono dei delitti dalla polizia (artt. 326, 379-bis, 621 c. p.). E chi escogita questo serbatoio penale, violabile dagli hackers ma comodo in mano al ministro e servizi segreti? I campioni della privacy, furenti quando, straparlando al telefono, finiscono nella memoria acustica corruttori, corrotti, concussori, pirati societari e simili faune.
Trasfusione (una favola)
Dicembre 4, 2008
Trascrivo una favoletta che ho scritto oggi durante la pausa pranzo per Eleonora, una conduttrice di “Passengers”, il programma mattutino on-the-road di radio Lifegate), in onore della sua prima donazione di sangue avvenuta in diretta radio-video.
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C’era una volta una regina dotata di una tale elevata sensibilità da essere ritenuta dotata di magici poteri; questa regina era molto amata dal suo popolo per tutte quelle volte che un suo intervento aveva saputo mutare gli animi o essere di guida a chi doveva prendere decisioni importanti.
Eleonora era la principessa di questo regno, e tutti avevano già avuto più volte modo di rendersi conto che la giovane ragazza aveva in sè la dote delle magiche virtù dell’amata regina.
Ma la principessa era famosa anche per un’altra ragione: fin dalle sue prime apparizioni in pubblico aveva sempre indossato una eccentrica collana fatta di 5 sfere, sulla quale esisteva una meravigliosa leggenda: la collana sarebbe stata confezionata dalla madre stessa e quindi ricevuta da lei in dono il giorno della sua maggiore età: ogni sfera, si raccontava, racchiudeva uno spirito guida e tutti insieme l’avrebbero consigliata di volta in volta sussurrandole al cuore.
Ma c’era qualcuno nel regno al quale non andava bene essere comune agli altri, spartire in parte eguale col resto del popolo il benessere e la felicità che caratterizzava la nazione: voleva tutto per sè, o almeno averne più, più di chiunque altro.
Fu così che questo birbone con l’aiuto di altri monelli rapirono la principessa e la rinchiusero in cima ad una remota torre difesa da un drago sputa fuoco; così facendo, pensava il birbone, avrebbe fatto ammalare di dispiacere la regine, quindi avrebbe fatto precipitare la nazione nella confusione e infine avrebbe potuto prenderne il governo.
Nel regno, nel frattempo, vagava un cavaliere, il più forte e coraggioso, ma anche il più sfortunato: per sè stesso non riusciva mai in nulla.
Fu così che, saputa che l’ebbe la notizia del rapimento della principessa, s’offrì di salvarla in cambio di un paio delle sfere della sua magica collana. La regina accetò, e promettendogli la ricompensa richiesta lo esortò a partire.
Il cavaliere in breve acciuffò il birbone in una taverna e lo costrinse a rivelargli il luogo dove teneva prigioniera la principessa Eleonora. In un batter d’occhi era già lì, di fronte al drago che sbarrava il passaggio. Il drago venne ucciso, dopo 3 giorni e 3 notti di battaglia, ma il cavaliere, anche lui aveva subito gravi ferite e era in fin di vita; riuscì a liberare la principessa, e salvata che la ebbe crollò svenuto al suono esangue.
La principessa, con l’aiuto di alcuni angioletti accorsi lì per le preghiere che da lontano le faceva la mamma, riusci a trasfondere parte del suo sangue nel corpo del cavaliere, riportandolo così in vita.
Il cavaliere, ritornato in salute, non reclamò il premio che gli fu promesso, perchè s’accorse che anche senza quelle magiche sfere aveva cominciato a sentire agire nel suo cuore le voci degli spiriti guida; questo prodigio – spiegò poi la regina – non fu dato dal fatto che il cavaliere aveva dentro di sè parte del sangue della principessa, ma per il fatto che la trasfusione fu fatta con amore.
E tutti vissero felici e contenti (soddisfatti o rimborsati).
La pista ceca
Novembre 29, 2008
Ho ricevuto una offerta di lavoro da Praga; l’ho rifiutata perchè la parte fissa dell’offerta economica era più bassa di quella che ricevo attualmente, e l’ho riufiutata nonostante i befefit extra contratto e nonostante che con la parte variabile si andasse di molto più su.
Nel valutare questa offerta mi sono imbattuto in strumenti e documentazioni molto utili e interessanti.
In primi un sito “eures“, il portale europeo della mobilità internazionale, una fonte di informazioni dettagliatissime su tutti i paesi della comunità europea, pensato per chi cerca lavoro all’estero, ma utile sia a chi deve valutare e preparare un trasferimneto permenante all’estero, sia a chi vuole studiare e organizzare un viaggio.
Poi, nel verificare la veridicità del fatto che in CR (Czech Republic) le tasse sul lavoro dipendente siano solo il 15%, ho trovato un documento legale ne quale si spiega che il 15% va calcolato sul super-gross, ovvero il lordo moltiplicato per 1,35 (coefficiente per i servizi di sanità e previdenza).
Poi poi forse vi interessa leggere il contratto nazionale dei lavoratori nella Repubblica Ceca; noterete che in esso non si parla di tredicesima o quattordicesima, non si parla del trattamento degli straordinari, e che ‘argomento “malattia” è appena sfiorato. E pensare che la Repubblica Ceca è un paese ex comunista…
Poi poi poi forse vi interessa leggere com’è fatto un contratto di lavoro scritto in inglese da una multinazionale americana con sede in CR.
La trattativa non è ufficialmente ancora chiusa, ma non credo andrà avanti.
Fontanelle pubbliche, rubinetti privati
Novembre 24, 2008
Il 26 agosto Alex Zanotelli aveva scritto sul settimanale Carta:
Mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del Pd, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. (Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on. Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).
Per ulteriori approfondimenti e link collegati vi rimando al seguente articolo: Acqua in bocca, vi abbiamo venduto l’acqua.
Dò il mio contributo all’argomento con questo video musicale (bellissimo) dei “Mercanti di liquore”, con testo (strepitoso) recitato da Marco Paolini:
“Due Parti Di Idrogeno Per Una Di Ossigeno”
Il corpo umano è fatto al 90%
di acqua, succhi, saliva e sputi….
nei mari della luna i tuffi non si fanno
non c’è una goccia d’acqua i pesci non ci stanno
che magnifico mare, che magnifico mare
nei mari della luna i tuffi non si fanno
non c’è una goccia d’acqua i pesci non ci stanno
che magnifico mare, per chi non sa nuotare…
Portatemi sulla riva, gnari, sul confine dove l’acqua tocca la
terra, dove l’asciutto diventa bagnato.
Domani qua metteranno il cartello: Privato.
Ma di chi è l’acqua,
perché non riesco a non pensare che questa
non sia roba da vendere e comprare.
Intuisco che è così, ma perché non può esserlo?
Dammi una buona ragione
e lui:
per la sua eguaglianza universale,
per l’indipedenza di ogni particella dalle altre
solo due parti di idrogeno per una di ossigeno.
Per la libertà del suo stato liquido, solido, gassoso,
nel ciclo della pioggia e nelle correnti;
per la variabilità di quiete e tempesta;
per la consapevolezza della sua massa gigantesca tre a uno;
3 a 1 fisso dell’acqua sulle terre emerse;
per la grandezza di ogni orizzonte marino che diventa oceano;
per il suo essere linea, confine, finis terrae che disegna il mondo conosciuto;
per i pesci, i mammiferi marini, le capacità di sciogliere i sali,
trattenere lo zucchero, la stanchezza umana e i rifiuti organici;
per la sua spinta dal basso verso l’alto
uguale alla massa del liquido spostato;
per la commovente resistenza dei ghiacciai ai mutamenti climatici per niente scontati;
per la pazienza del bagnasciuga a Ferragosto;
per la dignità in memoria del nome dei fiumi avvelenati
e seccati in modo per niente scontato o mal calcolato;
per la capacità di azione e reazione dei geiger,
maremoti, tempeste, tsunami, alluvioni, Katrina e Rita;
per il mistero delle sorgenti prosciugate da grandi
opere per niente scontate e mal calcolate;
per l’umidità dell’aria, per la nebbia,
la rugiada, le nevi, la grandine;
per la capacità di lavare, togliere la sete,
di spegnere il fuoco,nutrire le piante;
per essere risorsa, diritto, elemento fondante come aria
e come l’aria di difficile conversione in merce.
Infatti che prezzo si può dare
al vapore, alla nebbia, alla nube,
alla pioggia, al nevischio, alla grandine…
la grandine,nel bilancio idrico dei potenti, sarà un costo o un ricavo?
il suo essere bene indiviso nei secoli di antiche
civiltà che fermavano la proprietà sulle rive dei fiumi,
non l’ha salvata dall’essere merce nell’ultima frontiera dell’West, dove per la prima volta nella storia, chi arrivava alla terra
diventava anche padrone dell’acqua purché avesse un fucile
per difenderla; i nativi d’America erano esclusi dalla gara,
perché, partendo in loco, erano troppo avvantaggiati.
Così la possibilità di venderla e comprarla è un’idea che fa proseliti.
Per bere dovremo stappare!!!
L’acqua da imbrigliare, arginare, deviare, sbarrare, intubare,
prelevata alla fonte, i rivoli invisibili che mettono i fiumi
nell’imbarazzo di non riconoscere mai la foce, ma quale delta o estuario!
Il prezzo… Difficile non pensare alle conseguenze di svalutazione
dell’intera razza umana, dal momento che essa rappresenta
il 90% di ogni corpo umano.
Dunque che prezzo dare alla vita? Che valore più o meno?
Pagandola bene, sei bottiglie di acqua minerale, non è male,conviene!
E la scadenza? Se è merce avrà una scadenza.
Che faremo allora degli stagni pestilenziali, delle lagune museo,
delle pozzanghere inquinate, ma soprattutto dell’acqua
dei vasi da fiore andata a male… nel bilancio idrico contabile del pianeta,
dove le mettiamo, a costo o a ricavo?
nei mari della luna i tuffi non si fanno
non c’è una goccia d’acqua i pesci non ci stanno
che magnifico mare, che magnifico mare
nei mari della luna i tuffi non si fanno
non c’è una goccia d’acqua i pesci non ci stanno
che magnifico mare, per chi non sa nuotare
L’eredità d’intelligenza lasciata da Vittorio Foa
Novembre 22, 2008
Mi ha molto colpito l’intervista che segue, ad un anziano di nome Vittorio Foa. Sono rimasto davvero impessionato soprattutto dalla seconda parte dell’intervista, nella quale si parla di costituzione italiana e di auspici per il futuro.
E’ confortante vedere come la saggezza di una mente esperta sia capace di auspicare una progressione umana come neanche la Chiesa sa proporla.
L’intervista si inserisce in un articolo tratto dalla rivista online della CGIL.
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Poesie su sms (autunno 2007)
Novembre 16, 2008
Scritta mentre Ivan Segreto suonava, guardando le due bellissime ragazze che mi sedevano difronte.
Cede il piede
morbido di donna svestito
indecente tatuato
alla pressione dello sguardo che chiede
s’allunga, si torce
dialogando amplessi e amore.
Musica… silenzio.
Le dita con le mani
fanno minuscoli pentagrammi
di melodie donna
e suoni
nello strumento del mio cuore.
Profilo toscano, sguardo marino,
carne di senso e calore.
Mi chiama, mi chiama,
e rispondo immobile
senza misura
sempre.
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Scritta durante il concerto di Folco Orselli
L’intro lunga
di voci e bicchieri,
la polvere nella luce dei fari,
la complessità sul palco dei cavi …
poi tutto s’amalgama e fonde:
è joker che canta
la sua vita meravigliosa a coriandoli
con le schizzofrenie sue
che gli fanno musica e coro.
Che spettacolo signori… sembra ubriaco…
Ma invece ci nuota: è il blues!
Fiati e parole in potenza sobria,
diavolo di musicista,
il tempo non gli batte sul polso
tra le lancette,
ma sotto i tacchi, nei tacchi
e che caldo che fa, nella sua voce…
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Scritta durante il concerto di Sananda Maitreya (già Terence Trend d’Arby)
Shangai di cannucce
in un domino di cubetti ghiacciati
piccoli trampoli nelle mani
che non sanno camminare
a far da sonaglio a bimbi adulti
in una palude scura frizzante
inquinata di ruhm e stress.
Capelli rasta, basta,
Sananda Maitreya suona,
fa della musica una questione sexy
e ci sto dentro perchè wow,
basso batteria e wow-wow!
Musica nera
dietro blue eyes d’animale jazz
(ma quelli di Sara li ricordo di più).
Preferisco il rumore del mare
Novembre 7, 2008
A conclusione di un discorso con un collega rimasto in sospeso e ricordando un amico che non vedo da un pò, trascrivo una poesia di Dino Campana (“In opposto alle avanguardie, il pazzo tra i pazzi, dove i pazzi sono i futuristi e il pazzo è Dino Campana, pubblica nel 1914, dopo fatiche immani, il suo unico lavoro, i suoi Canti Orfici, prima di finire in manicomio e dopo un’avventurosa vita da girovago.”) e vi mostro un monumento realmente esistente in San Benedetto del Tronto a lui dedicato.
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Fabbricare fabbricare fabbricare
Preferisco il rumore del mare
Che dice fabbricare fare e disfare
Fare e disfare è tutto un lavorare
Ecco quello che so fare.
Salvatore Borsellino
Ottobre 27, 2008
Non so se l’avete mai sentito parlare di suo fratello, della mafia e dei fatti di sangue del 1992… Ogni volta mi porta alle lacrime, e ogni volta mi carica di rabbia infinita.
Alcuni passaggi dei suoi dialoghi con la memoria non si può negare abbiano anche un estremo valore umano, come ad esempio quando ricorda che suo fratello paolo aveva iniziato volontariamente ad uscire di casa quando i figli ancora dormivano e a rietrare quando s’erano già riaddormentati, così da rompere un legame affettivo che di lì a poco – lui lo sapeva – la mafia avrebbe spezzato per sempre.
Qui vi mostro solo uno dei suoi interventi ma in rete, a cercarli, se ne trovano diversi. In un suo recente articolo sul suo BLOG ha rivelato che, a causa dello stess emotivo e della frequenza di questi incontri ai quali partecipa, sta accusando problemi di salute e difficoltà nel rifiutare ancora alla sua famiglia la dovuta attenzione.
Vorrei poterlo incontrare, per ringraziarlo e per dirgli: Salvatore, non è stata colpa tua.
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