Nell’articolo precedente, “L’Italia con il pilota automatico”, abbiamo visto – in estrema sintesi – che il “pilota automatico” è stato innescato con i Trattati di Maastricht e Lisbona e che “la rotta” che il pilota segue automaticamente può e viene riconfigurata utilizzando il principio di sussidiarietà contenuto nel Patto di Bilancio Europeo.

Per fronteggiare la crisi finanziaria iniziata nel 2008 l’Europa ha ritenuto di doversi dotare di un nuovo strumento per poter intervenire e modificare “la rotta”, le politiche economiche degli Stati membri, al fine di salvaguardare la stabilità e la credibilità dell’euro: il MES.

Segue l’iter di costituzione del MES e ancora a seguire i punti critici che interessano questo nostro discorso.

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COSTITUZIONE DEL MES

  • Il 29 Ottobre 2010 (DOC 1) il Consiglio europeo (formato dai capi di Stato o di governo) hanno convenuto:
  • “In seguito alla relazione della task force e al fine di assicurare una crescita equilibrata e sostenibile, i capi di Stato o di governo convengono sulla necessità che gli Stati membri istituiscano un meccanismo permanente di gestione delle crisi per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme e invitano il presidente del Consiglio europeo ad avviare consultazioni con i membri del Consiglio europeo su una modifica limitata del trattato”

  • Il 16 Dicembre 2010 (DOC 2) il governo belga ha presenta un progetto circa l’istituzione di un meccanismo di stabilità per la zona euro.
  • L’11 Marzo 2011 (DOC 3) il Consiglio europeo (composto dai capi di Stato o di governo dei paesi membri dell’Unione europea e dal Presidente del Consiglio europeo) propone l’aggiunta del seguente paragrafo all’art.136 del Trattato di Lisbona:
  • “3. Gli Stati membri la cui moneta è l’euro possono istituire un meccanismo di stabilità da attivare ove indispensabile per salvaguardare la stabilità della zona euro nel suo insieme. La concessione di qualsiasi assistenza finanziaria necessaria nell’ambito del meccanismo sarà soggetta a una rigorosa condizionalità.”. Si specifica inoltre che “La presente decisione entra in vigore il 1° gennaio 2013”

  • Il 25 Marzo 2011 (DOC 4) il Consiglio europeo definisce (nell’Allegato II) le caratteristiche del MES.
  • “Il Consiglio europeo plaude alle decisioni adottate l’11 marzo dai capi di Stato o di governo della zona euro e approva le caratteristiche del meccanismo europeo di stabilità (MES) (cfr. allegato II).”

  • Il 02 Febbraio 2012 gli ambasciatori dei paesi della zona euro firmano il nuovo trattato che istituisce un meccanismo europeo di stabilità (DOC 5). Per l’Italia firma il governo Monti, entrato in carica il 16 novembre 2011.
  • Nel Luglio 2012 il MES è ratificato dal Governo Monti sostenuto dalla maggioranza formata da PD-PDL-UDC
  • “12/7/2012 Approvata dal Senato della Repubblica 191 si, 15 astenuti e 21 no
    19/7/2012 Approvata dalla Camera dei deputati 380 sì, 36 astenuti e 59 no
    23/7/2012 Promulgata dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano”

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I PUNTI CRITICI DEL MES

PUNTO 1: il MES viene definito un meccanismo di stabilità permanente che avrebbe sostituito i precedenti fondi salva stati, FESF e MESF, che erano invdce fondi “temporanei”. A differenza dei precedenti fondi salva stati il MES si costituisce come una vera e propria organizzazione intergovernativa (un ibrido tra una specie di FMI e una banca).

PUNTO 2: Il MES è un istituto finanziario che opera con una posizione di totale irresponsabilità e impunità

PUNTO 3: I Paesi per partecipare al fondo devono rispettare norme molto severe, tra le quali il Fiscal Compact che prevede l’introduzione del pareggio di bilancio come norma costituzionale e una riduzione significativa del debito pubblico.
I Paesi che aderiscono al MES vi partecipano impegnandosi a versare una quota dello stock di capitale autorizzato (700 Mld €), ogni Paese secondo una percentuale di contribuzione proporzionale alla sua economia. Al momento dell’adesione al MES i Paesi che vi partecipano sono tenuti a versare ratealmente un sottoinsieme del capitale per cui si sono impegnati, ma possono vedersi richiedere il versamento dell’intera quota di capitale autorizzata; inoltre, i Paesi membri che non procedono al pagamento richiesto perdono alcune prerogative decisionali all’interno del consiglio e possono essere fatte soggetto di mora.
Il Consiglio dei governatori ha facoltà di aumentare in qualsiasi momento il capitale del MES. Può farlo indefinitamente, senza limiti di tempo o di capitale massimo raggiungibile. Quindi i Paesi membri potranno essere costretti all’infinito ad ulteriori esborsi oltre al capitale iniziale. E anche per questi, lo Stato deve eseguire la richiesta senza alcuna obiezione o approvazione degli organi parlamentari e governativi interni.

PUNTO 4: nonostante un paese membro abbia aderito al MES, il consiglio dei governatori può decidere di decidere di concedere l’assistenza finanziaria solo se vi è unanimità tra i governatori.
L’assistenza finanziaria è concessa solo ove indispensabile, sulla base di condizioni rigorose che possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite.

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STRALCI DAI DOCUMENTI UFFICIALI

RIF PUNTO 1:

“Alla luce di tale decisione, il Consiglio europeo ha convenuto sulla necessità per gli Stati membri
della zona euro di istituire un meccanismo di stabilità permanente: il meccanismo europeo di
stabilità (MES). Il MES sarà attivato di comune accordo, se indispensabile per salvaguardare la
stabilità finanziaria della zona euro nel suo insieme. Il MES assumerà il ruolo del fondo europeo di
stabilità finanziaria (FESF) e del meccanismo europeo di stabilizzazione finanziaria (MESF) nel
fornire assistenza finanziaria esterna agli Stati membri della zona euro dopo il giugno 2013.”

“Con il presente trattato le parti contraenti istituiscono tra loro un’istituzione finanziaria
internazionale denominata il “meccanismo europeo di stabilità” (MES).”

“il MES viene definito un meccanismo di stabilità permanente che avrebbe sostituito i precedenti fondi salva stati, FESF e MESF, che erano invdce fondi “temporanei”. A differenza dei precedenti fondi salva stati il MES si costituisce come una vera e propria organizzazione intergovernativa (una specie di FMI, ma anche una specie di banca).”

RIF PUNTO 2:

“Al fine di consentire al MES di realizzare il suo obiettivo, allo stesso sono conferiti nel territorio di ogni suo membro lo status giuridico ed i privilegi e le immunità definiti nel presente articolo”
“I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, godono dell’immunità da ogni forma di giurisdizione”
“I beni, le disponibilità e le proprietà del MES, ovunque si trovino e da chiunque siano detenute, non possono essere oggetto di perquisizione, sequestro, confisca, esproprio e di qualsiasi altra forma di sequestro o pignoramento derivanti da azioni esecutive, giudiziarie, amministrative o normative.”
“Gli archivi del MES e tutti i documenti appartenenti al MES o da esso detenuti sono inviolabili.”
“I locali del MES sono inviolabili.”
“Nella misura necessaria allo svolgimento delle attività previste dal presente trattato, tutti i beni, le disponibilità e le proprietà del MES sono esenti da restrizioni, regolamentazioni, controlli e moratorie di ogni genere.”

“I membri o gli ex membri del consiglio dei governatori e del consiglio di amministrazione e il personale che lavora, o ha lavorato, per o in rapporto con il MES sono tenuti a non rivelare le informazioni protette dal segreto professionale. Essi sono tenuti, anche dopo la cessazione delle loro funzioni, a non divulgare informazioni che per loro natura sono protette dal segreto professionale. ”

“Nell’interesse del MES, il presidente del consiglio dei governatori, i governatori e i governatori supplenti, gli amministratori, gli amministratori supplenti, nonché il direttore generale e gli altri membri del personale godono dell’immunità di giurisdizione per gli atti da loro compiuti nell’esercizio ufficiale delle loro funzioni e godono dell’inviolabilità per tutti gli atti scritti e documenti ufficiali redatti.”

RIF PUNTO 3:

“Gli Stati membri partecipanti si impegnano a recepire nella legislazione nazionale le regole di bilancio dell’UE fissate nel patto di stabilità e crescita. Gli Stati membri manterranno la facoltà di scegliere lo specifico strumento giuridico nazionale cui ricorrere ma faranno sì che abbia una natura vincolante e sostenibile sufficientemente forte (ad esempio costituzione o normativa quadro).”

“Il MES avrà un capitale sottoscritto totale di 700 miliardi di EUR. Di questo importo, 80 miliardi di EUR saranno sotto forma di capitale versato fornito dagli Stati membri della zona euro e si aggiungeranno progressivamente a partire dal luglio 2013 in cinque rate annuali di uguale importo. Inoltre, il MES disporrà anche di una combinazione di capitale richiamabile impegnato e di garanzie degli Stati membri della zona euro per un importo totale di 620 miliardi di EUR. Durante la fase transitoria dal 2013 al 2017, gli Stati membri s’impegnano ad accelerare, nel caso improbabile in cui ciò si riveli necessario, la fornitura di strumenti adeguati allo scopo di mantenere una proporzione minima del 15% tra il capitale versato e l’importo in essere delle emissioni del MES.

“Gli Stati membri, ratificando il trattato istitutivo del MES, si impegnano giuridicamente a fornire un contributo al capitale sottoscritto totale.”

“Il consiglio dei governatori riesamina periodicamente e, almeno ogni cinque anni, la capacità massima erogabile e l’adeguatezza del capitale autorizzato del MES. Esso può decidere di adeguare il capitale autorizzato e di modificare di conseguenza l’articolo 8 (del Trattato) e l’allegato II.”

“I membri del MES si impegnano irrevocabilmente e incondizionatamente a versare la propria quota di capitale autorizzato in conformità al modello di contribuzione di cui all’allegato I (17,9137% per l’Italia). Essi
provvedono in tempo utile al versamento delle quote di capitale richiamato secondo le modalità stabilite nel presente trattato.”

“Il consiglio dei governatori del MES può richiedere il versamento in qualsiasi momento del capitale
autorizzato non versato e fissare un congruo termine per il relativo pagamento da parte dei membri
del MES.”

RIF PUNTO 4:

“Il MES avrà un consiglio dei governatori composto dai ministri delle finanze degli Stati membri
della zona euro (quali membri con diritto di voto), con il commissario europeo per gli affari
economici e monetari e il presidente della BCE quali osservatori. Il consiglio dei governatori
eleggerà un presidente tra i membri con diritto di voto.
Il consiglio dei governatori sarà il più alto organo decisionale del MES e prenderà le seguenti
importanti decisioni di comune accordo:
– la concessione di assistenza finanziaria;
– le modalità e condizioni dell’assistenza finanziaria;
– la capacità di prestito del MES (aumento o riduzione dello stock di capitale);
– le variazioni della gamma di strumenti.”

“Il consiglio dei governatori deciderà di comune accordo al momento dell’adattamento dell’importo del capitale sottoscritto totale o del richiamo del capitale, tranne nei seguenti casi specifici. In primo luogo, il consiglio di amministrazione può decidere, a maggioranza semplice, di ripristinare – attraverso un richiamo di capitale – il livello di capitale versato nel caso in cui l’importo del capitale versato si riduca per effetto dell’assorbimento di perdite. In secondo luogo, sarà istituita una procedura di garanzia su richiesta volta a consentire il richiamo automatico di capitale nei confronti dei partecipanti al capitale del MES se necessario per evitare un mancato pagamento ai creditori del MES. La responsabilità di ciascun partecipante al capitale sarà in ogni caso limitata alla sua quota del capitale sottoscritto.”

“Se un membro del MES non procede al pagamento da esso dovuto nell’ambito di una richiesta di capitale effettuato ai sensi dell’articolo 9, paragrafi 2 e 3, una nuova richiesta di capitale, incrementato, è indirizzata a tutti i membri del MES al fine di garantire che il MES riceva l’importo totale del capitale versato necessario. Il consiglio dei governatori assume opportuni provvedimenti tesi a garantire che il membro del MES interessato saldi il proprio debito nei confronti del MES entro un termine ragionevole. Il consiglio dei governatori è autorizzato a richiedere il pagamento di interessi di mora sull’importo dovuto.”

“Ove indispensabile per salvaguardare la stabilità finanziaria della zona euro nel suo complesso e dei suoi Stati membri, il MES può fornire a un proprio membro un sostegno alla stabilità, sulla base di condizioni rigorose commisurate allo strumento di assistenza finanziaria scelto. Tali condizioni possono spaziare da un programma di correzioni macroeconomiche al rispetto costante di condizioni di ammissibilità predefinite.”

L’8 Marzo 2013 i giornalisti interrogano Mario Draghi, presidente della BCE, sul perchè i mercati sono rimasti in fondo indifferenti all'”impasse” politica in Italia prodotta dall’esito incerto delle votazioni politiche avute luogo la settimana precedente.
Draghi risponde: “L’Italia prosegue sulla strada delle riforme, indipendentemente dall’esito elettorale”, sottolineando inoltre che “l’Italia, in ogni caso, prosegue il consolidamento dei conti publici e gli aggiustameti strutturali dell’economia, come se ci fosse una sorta di pilota automatico”

RIF: http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/2013-03-08/draghi-risanamento-avanti-pilota-085544.php

Di quale pilota automatico sta parlando Draghi?
Il pilota automatico è stato inserito dalla classe politica italiana ratificando cronologicamente:
– il Trattato di Maastricht, o Trattato sull’Unione Europea
– la Costituzione europea
– il Trattato di Lisbona
– il Patto di Bilancio Europeo (anche detto Fiscal Compact)

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Il trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione europea)

Il trattato di Maastricht è stato redatto dal Parlamento europeo in quanto quest’ultimo aveva ricevuto dai Paesi membri un mandato costituzionale.

Il 18 giugno 1989 in Italia, a margine delle elezioni europee, gli italiani furono chiamati a decidere se conferire o meno il mandato costituente al Parlamento europeo (rederendum consultivo del 1989).
In quella occasione gli italiani furono chiamati ad esprimere il loro parere su un quesito che recitava: “Ritenete che si debba trasformare la Comunità Europea in una effettiva Unione dotata di Governo responsabile di fronte al Parlamento affidando allo stesso Parlamento il mandato di redigere un progetto di Costituzione da sottoporre a ratifica dagli organi competenti degli Stati membri?”
Il risultato fu nettissimo: ben 29 milioni di si, l’88%, solo il 12% di no, ed una partecipazione al voto del 66,83%. Da allora non si è più votato per esprimersi direttamente sulle scelte europee in quanto i vari trattati, quello di Maastricht e quello Costituzionale di Lisbona, sono stati ratificati senza consultare il popolo e direttamente dal Parlamento.

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_consultivo_del_1989_in_Italia
RIF: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/7467-cosa-e-leuropa-per-litalia.html

Il Trattato di Maastricht fu firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht dai dodici paesi membri dell’allora Comunità Europea, oggi Unione Europea, che fissa le regole politiche e i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione.
È entrato in vigore il 1º novembre 1993.

Il trattato prevedeva che la politica monetaria unica fosse di lì in avanti coordinata dall’Istituto monetario europeo (IME), e successivamente – dopo la sua creazione entro il 1º gennaio 1999 – dalla Banca centrale europea (BCE).
Il Trattato sbabiliva poi due ulteriori tappe: nella prima le monete nazionali sarebbero continuate a circolare pur se legate irrevocabilmente a tassi fissi con il futuro Euro; nella seconda le monete nazionali sarebbero state sostituite dalla moneta unica.
Per passare alla fase finale ciascun Paese avrebbe dovuto rispettare cinque parametri di convergenza:
– Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
– Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
– Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
– Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
– Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale

Diverse competenze comunitarie vennero ampliate (vedi dettagli ai link di riferimento), ma l’innovazione principale fu però la definizione del principio di sussidiarietà.
In modo generale, la sussidiarietà può essere definita come quel principio regolatore per cui se un ente che sta “più in basso” è capace di fare qualcosa, l’ente che sta “più in alto” deve lasciargli questo compito, eventualmente sostenendone anche l’azione.
Nel trattato di Maastricht, invece, con il principio di sussidiarietà si precisa che nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, la Comunità interviene soltanto se gli obiettivi possono essere realizzati meglio a livello comunitario che a livello nazionale.

La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario.

E’ qui che nasce il pilota automatico, e a breve vedremo come esso verrà successivamente perfezionato.

RIF:http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_sull%27Unione_europea
RIF:http://www.integrazionemigranti.gov.it/Documenti/Documents/Normativa/Trattati%20e%20Convenzioni/Trattato%20Maastricht.pdf
RIF:http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/treaties_maastricht_it.htm

NOTA A MARGINE:
In un precedente articolo (vedi link di riferimento più in basso) abbiamo già visto come l’adesione dell’Italia allo SME abbia determinato la crescita esponenziale del
debito pubblico negli anni che vanno dal 1981 al 1993; l’articolo termina con il seguente paragrafo:
“Lo shock determinato dall’innalzamento degli interessi negli anni Ottanta fu notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi fu stato ostacolato dal fatto che la crescita del Pil venne ostacolata dalle manovre di austerità rese necessarie per rispettare i parametri imposti dal Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1º novembre 1993.”

RIF: https://pullinpulse.wordpress.com/2013/04/07/lo-sme-allorigine-del-debito-pubblico-italiano/

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La Costituzione europea (o Trattati di Roma, o anche Trattato che istituisce la Comunità europea)

La Costituzione europea, dispetto del nome, non fu una vera Costituzione in quanto essa non sancì la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d’America); fu invece un progetto di revisione dei trattati fondativi dell’Unione Europea, una sorta di Testo unico, in cui venivano solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti.
La Costituzione europea fu redatto nel 2003 dalla Convenzione Europea.
La Convenzione Europea aveva, nell’ottica di un prossimo allargamento dell’Europa da 15 a 27 membri (entro il 2007), tra i molti suoi obiettivi i seguenti:
– dichiarare le modalità per stabilire e mantenere una più precisa delimitazione delle competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri, che rispecchi il principio di sussidiarietà;
– dichiarare il ruolo dei Parlamenti nazionali nell’architettura europea;

Li ratifica del testo costituzionale da parte dei 25 paesi dell’Unione europea (oggi 27) avvenne o per via parlamentare – come nel caso italiano (governo Berlusconi III ma votazione parlamentare pressochè unanime) – o tramite referendum popolari. In quest’ultimo caso, hanno risposto favorevolmente alle urne i cittadini di Spagna (20 febbraio 2005) e Lussemburgo (10 luglio 2005), mentre i cittadini di
Francia (29 maggio 2005) e Paesi Bassi (1 giugno 2005) hanno votato in maggioranza no.
A seguito della volontà di Francia e Paesi Bassi l’iter di ratifica si congelà e la Costituzione europea venne poi definitivamente abbandonata nel 2009.

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_europea

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Il trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma, fu redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal ‘no’ dei referendum francese e olandese del 2005. Fu firmato il 13 dicembre 2007

In Italia, a causa delle elezioni politiche anticipate e della volontà di alcuni gruppi parlamentari di non procedere alla ratifica a camere sciolte, il disegno di legge presentato dal Governo Prodi II non fu votato. Il nuovo Governo Berlusconi IV ha dovuto quindi ripresentare un disegno di legge per procedere alla ratifica.

Il 23/7/2008 il Senato della Repubblica approva all’unanimità
Il 31/7/2008 la Camera dei deputati approva all’unanimità
Il 2/8/2008 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Lisbona

Il principio di sussidiarietà definito nel Trattato di Maastricht e recepito nella Costituzione Europea venne recepito anche nel Trattao di Lisbona, sebbene con l’aggiunta dei livelli regionale e locale oltre che europeo e nazionale.
Le modalità con le quali si sarebbe dovuto ricorrere a tale principio erano invece definite nel “Protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità”, (protocollo allegato alla Trattato di Maastrich con il Trattato di Amsterdam e recepito con fino nel Trattato di Lisbona, sebbene con lievissime modifiche).

Il principio di sussidiarietà stabilisce che, nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, l’Unione interviene solo laddove l’azione dei singoli Stati non sia sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo, e prevde la facoltà da parte degli organismi europei di proporre agli stati membri “un progetto di atto legislativo”.
Gli organismi europei abilitati alla formulazione di tali progetti di atto legislativo (art. 3) sono:
– la Commissione tramite sua proposta
– un gruppo di Stati membri tramite sua iniziativa
– dal parlamento europeo tramite sua iniziativa
– dalla Corte di giustizia tramite sua richiesta
– dalla Banca centrale europea tramite sua raccomandazione
– dalla Banca europea per gli investimenti tramite sua richiesta

Una volta formulato il progetto di atto legislativo il Consiglio europeo lo trasmette al parlamento nazionale al quale il progetto si indirizza (art.4) con allegate le motivazioni della richiesta legislativa (art. 5).
Il parlamento nazionale che riceve il progetto di atto legislativo ha 8 settimane per esaminare il tutto e verificare se il progetto sia o meno conforme al principio di sussidiarietà (art.6).
Qualora fosse ritenuto non conforme il progetto viene rimandato al mittente al fine di richiederne il riesame.
Al termine di tale riesame l’organismo europeo che ha generato il progetto può decidere di mantenerlo, di modificarlo o di ritirarlo. Nel caso in cui l’organismo europeo che ha generato il progetto decidesse di mantenere il progetto, tale decisione deve essere motivata ed sottoposta al giudizio del Congilio o del Parlamento europeo; se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei voti espressi in sede di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia compatibile con il principio di sussidiarietà, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore esame (art. 7).

RIF: http://www.issirfa.cnr.it/download/File/PROTOCOLLO%20SUSSIDIARIETA-Lisbona-issirfa-a.pdf

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Il Patto di Bilancio Europeo

Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea[1], entrato in vigore il 1º gennaio 2013.
Il patto contiene una serie di regole, chiamate “regole d’oro”, che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio. Ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri dell’Unione europea hanno firmato il trattato.
L’accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato, l’inserimento in Costituzione dell’obbligo di perseguire il pareggio di bilancio (art. 3, c. 1), l’obbligo per tutti i paesi di non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del Pil), oltre a imporre una significativa riduzione del debito al ritmo di un ventesimo (5%) all’anno, fino al rapporto del 60% sul Pil nell’arco di un ventennio (artt. 3 e 4). Gli stati inoltre si impegnano a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea (art. 6).
Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi dell’Unione europea, l’accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell’Unione europea.

Il 12/7/2012 il Senato della Repubblica approva (216 sì, 21 astenuti e 24 no)
Il 19/7/2012 la Camera dei deputati approva (368 sì, 65 astenuti e 65 no)
Il 23/7/2012 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

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Conclusioni

Il pilota automatico è stato attivato sottoscrivendo i Trattati di Maastricht, Lisbona e di Stabilità.
La traiettoria del pilota automatico è quella definita in questi Trattati.

Non solo l’Italia ha il pilota automatico inserito, ma la traiettoria che il pilota automatico segue viene anche di quando in quando riconfigurata a piacere dalla BCE.
Il 5 agosto del 2011 il presidente della BCE uscente Trichet e quello entrante Draghi commissionano l’Italia inviandogli una comunicazione con la quale gli si indicavano le politiche economiche da dover seguire.

RIF: http://www.unita.it/economia/la-lettera-della-bce-al-governo-italiano-5-agosto-2011-1.336802

Scrive Lina Palmerini sul Sole24Ore il 30 Settembre 2011:”Insomma, sia nella versione positiva della sussidiarietà che in quella negativa del tecno-golpe, il risultato è lo stesso: un paese che il 5 agosto è stato commissariato da Francoforte.”

Nel corso della seconda parte della XVI legislatura, governo Berlusconi, in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni sui debiti sovrani dell’area dell’Euro, è emersa a livello comunitario l’esigenza di prevedere negli ordinamenti nazionali ulteriori e più stringenti regole per il consolidamento fiscale e, in particolare, di introdurre, preferibilmente con norme di rango costituzionale, la “regola aurea” del pareggio di bilancio.
Con legge costituzionale 20 aprile 2012, varata dal subentrante governo tecnico Monti (sostenuto da PD-PDL-UDC), è stato pertanto introdotto nella Costituzione, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali quali il c.d. Fiscal compact, il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio.
Avendo raggiunto il quorum dei due terzi dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, la modifica costituzionale, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014, non è stata sottoposta a referendum popolare.

 

RIF: http://www2.unich.it/rassegna_stampa/send.php?ID=11942
RIF: http://ebookbrowse.com/pensioni-e-liberalizzazioni-lettera-bce-senza-risposte-lina-palmerini-sole24ore-pdf-d268412715
RIF: http://leg16.camera.it/465?area=1&tema=496&Il+pareggio+di+bilancio+in+Costituzione

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1973-1974: primo shock petrolifero e l’inflazione da costi

La crisi energetica del 1973 fu dovuta principalmente alla improvvisa e inaspettata interruzione del flusso dell’approvvigionamento di petrolio proveniente dalle nazioni appartenenti all’Opec (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio). Questo processo portò all’innalzamento vertiginoso del prezzo del petrolio, che in molti casi aumentò più del triplo rispetto alle tariffe precedenti.

A fronte dell’aumento del prezzo del greggio si determinò di conseguenza una fiammata di “inflazione da costi”(la quale consiste in una crescita dei prezzi al consumo causata da una crescita dei costi dei fattori di produzione).

Il governo italiano di quell’epoca varò nel novembre di quell’anno, il decreto dell’austerity.
Aumentò sia il prezzo della benzina e che del gasolio da riscaldamento e venne imposta una sorta di coprifuoco salva-energia. L’illuminazione pubblica venne pressoché dimezzata, compresi gli addobbi natalizi. L’orario di apertura dei negozi venne ridotto, la chiusura di cinema, bar e locali venne anticipata e i programmi Rai vennero sospesi alle 23. Ma fu il divieto di circolare in automobile nei giorni festivi che ebbe l’effetto psicologico piú incisivo: il 2 dicembre 1973 fu la prima “domenica a piedi”, con il blocco totale della circolazione privata. Le macchine messe a riposo una volta a settimana consentivano un risparmio di ben 50 milioni di litri di benzina per volta. In queste giornate “forzatamente” ecologiche i cittadini si sbizzarrivano nella ricerca di mezzi di trasporto alternativi. Le biciclette ebbero il loro momento di massima gloria e sfilavano silenziose fra le macchine immobili.

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1975: introduzione della scala mobile e l’aggravio dell’inflazione

La scala mobile (ufficialmente “indennità di contingenza”) fu uno strumento economico di politica dei salari, volto ad indicizzare automaticamente i salari all’inflazione e all’aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo.
In sintesi, la scala mobile restituì ai salari quel potere di acquisto che l’inflazione da costi dovuta al primo shock petrolifero aveva fin lì fatto perdere.

L’inflazione venne a sua volta moltiplicata dalla scala mobile. Ciò accadde in quanto la scala mobile misurava l’inflazione tenendo conto dell’aumento dei prezzi, ma senza considerare un altro parametro economico: l’aumento del PIL; un aumento dei salari al di sopra della produttività, anche se in linea con l’inflazione corrente, fu causa di nuova inflazione.

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1975-1979: La base monetaria creata dal canale del Tesoro causa di ulteriore inflazione

L’aumento dell’inflazione portò alla riduzione del valore della moneta nazionale.
La riduzione del potere d’acquisto della moneta nazionale determinò l’aumento dei tassi di cambio rispetto alle valute degli altri paesi in cui il tasso di inflazione era più basso.

Questo aumento dei tassi di cambio determinò la circostanza per cui quando l’Italia chiedeva denaro in prestito offrendo un determinato interesse spesso le altre nazioni non trovavano conveniente quell’interesse offerto e rinunciavano a prestare il denaro all’Italia. Quando ciò accadeva, invece di offrire un tasso interesse più alto, entrava in gioco la banca centrala italiana, la Banca d’Italia.

Fino a quel momento gli interventi della Banca d’Italia alle aste dei titoli servivano a mantenere il tasso d’interesse a un livello stabilito, compatibile con l’esigenza del Tesoro di finanziarsi relativamente a buon mercato: semplicemente, se il mercato non voleva i titoli al tasso stabilito dal Tesoro, la Banca d’Italia li acquistava stampando nuova moneta, immettendo così moneta fresca nel sistema.
Il Tesoro, certo, le pagava interessi, ma la Banca d’Italia poi glieli restituiva, e quindi per il Tesoro questo era debito a costo zero, equivalente al finanziamento di una parte del fabbisogno con moneta, la cosiddetta “base monetaria creata dal canale del Tesoro”.

L’aspetto negativo di questo sistema era la svalutazione della moneta che determinava a sua volta un ulteriore aumento dell’inflazione.

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1978-1979: secondo shock petrolifero e ratifica del sistema monetario europeo

La rivoluzione ebbe origine a seguito di una strage avvenuta il 19 agosto del 1978.
Evidentemente il mondo intero, già traumatizzato dal primo shock petrolifero, aveva gli occhi puntati sul Medioriente. La nuova interruzione del flusso dell’approvvigionamento di petrolio ebbe inizio nel gennaio del 1979

Dopo la fine del sistema di Bretton Woods, i Paesi forti dell’Europa, come la Francia e soprattutto la Germania Ovest, iniziano a spingere per la creazione di un sistema a cambi fissi tra i Paesi del vecchio continente.
Ricordo a chi legge che già esisteva una Comunità Europea, nata, nel 1957, da cui sarebbe poi nata l’attuale Unione Europea.
Agli inizi del 1978 inizia ad essere progettato il Sistema Monetario Europeo.
Sempre durante il 1978 Valery Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt, all’ epoca presidente della repubblica francese e cancelliere tedesco, incontrano il presidente del consoglio italiano Giulio Andreotti per proporre all’Italia l’adesione allo SME. Lo SME si proponeva la costituzione di un accordo per il mantenimento di una parità di cambio prefissata che poteva oscillare entro una fluttuazione prestabilita.

Nell’ambito della teoria monetarista in voga all’epoca si riteneva che l’introduzione di moneta fosse la maggiore causa dell’inflazione. Da questa teoria ne conseguiva che per controllare l’inflazione occorreva controllare l’offerta di moneta e che la Banca d’Italia dovesse quindi diventare indipendente dal potere esecutivo, dovesse cioè in qualche modo ostacolarlo, o quanto meno condizionarne anche la politica fiscale lesinandogli i finanziamenti.

La discussione circa l’adesione allo SME si arricchiva dunque anche di questa argomentazione, ovvero quella di ritenere lo SME una possibile soluzione all’enorme inflazione che stava subendo la moneta italiana.
Andreotti, col sostanziale appoggio del PCI di Berlinguer, fece aderire l’Italia allo SME nel marzo 1978

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1981: il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia

Il tasso di cambio può essere definito come numero di unità di moneta estera che possono essere acquistate con un’unità di moneta nazionale.
Se l’inflazione aumenta, la moneta svaluta; la svalutazione è quel fenomeno economico che favorisce i debitori e penalizza i creditori, quindi per ottenere denaro in prestito è necessario aumentare i tassi di inetersse.
Tutto ciò determina logicamente l’aumento dei tassi di cambio.

Aderendo allo SME l’Italia si impegnò a mantenere il tasso di cambio nominale entro i parametri di oscillazione stabiliti, mentre quello reale, legato all’inflazione, rimaneva profondamente squilibrato.

La Banca d’Italia si trovò limitata nell’operazione di acquistare direttamente i titoli del Tesoro e quindi a stampare nuova moneta, in quanto nuova moneta avrebbe significato svalutazione della moneta e conseguente aumento del tasso di cambio.
Nell’impossibilità di stampare moneta al fine di mantenere il tasso di cambio entro margini di oscillazione prefissati dalla SME, il Tesoro non potè fare altro che chiedere il denaro in prestito di cui aveva bisogno accettando il tasso di interesse di volta in volta imposto dal mercato.

Sempre nel 1981, conseguentemente al divorzio appena detto, venne abolito il “vincolo di portafoglio” (obbligo per le banche italiane di detenere una quota minima di titoli di stato italiani), il che rende oggi lo stato
ricattabile dalle banche stesse (“o fai xxx o noi vendiamo i tuoi titoli. E salutaci
lo spread…”).

L’inflazione cala, ma solo perché il prezzo del petrolio cala del 75%… In compenso esplodono tassi di interesse, spesa pubblica per interessi, debito pubblico e disoccupazione.

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1981-1993: l’aumento esponenziale del debito pubblico

L’aumento dei tassi d’interesse dovuto all’introduzione con lo SME dei tassi di cambio fissi, si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.

Il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia – ovvero l’impossibilità di stampare moneta per rimanere all’interno dei tassi di cambio fissi – non sottraeva quindi solo la politica monetaria al controllo del potere esecutivo, ma gli sottraeva indirettamente anche quella di spesa per i servizi pubblici e gli sottraeva anche quella fiscale, poiché aumenti di spesa o riduzioni di gettito fiscale avrebbero determinato l’aumento del debito pubblico subordinato al tasso di interesse stabilito dal mercato.

Il debito pubblico esplode negli anni ottanta: dal 1981 al 1993 il il debito pubblico passa da 142.427.140 € a 959.713.460 €, mentre il rapporto debito col PIL passa dal 55% al 105,2%. L’idea che il debito pubblico accumulato allora fosse dovuto principalmente ad una dilagante corruzione (che comunque c’è stata e ha pesato) è inverosimile vista l’ingenza delle somme in questione.

La lira rimane nello SME fino al 1992, quando due formidabili attacchi speculativi da parte di un finanziere senza scrupoli, George Soros, costringono la Sterlina e la Lira ad uscire dallo SME.
La lira rientrerà nello SME il 25 novembre 1996, col cambio di 990 Lire per un Marco tedesco.
Il 1º gennaio 1999 entrò in vigore l’euro, il cui tasso di cambio irrevocabile con la lira era stato fissato il giorno precedente.
Il 1º gennaio 2002 entrano in circolazione le monete e banconote in euro

Lo sganciamento dallo Sme frenò la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizzò e poi andò calando.
Questa dinamica favorì il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arrivò ai 103 nel 2003.
Lo shock determinato dall’innalzamento degli interessi negli anni Ottanta fu notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi fu stato ostacolato dal fatto che la crescita del Pil venne ostacolata dalle manovre di austerità rese necessarie per rispettare i parametri imposti dal Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1º novembre 1993.

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Alcuni stralci sono stati estratti dai seguenti articoli:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43990
http://vocialvento.com/la-nascita-del-debito-pubblico
https://docs.google.com/file/d/0B0DM_HqqOHAVREd0QUtmdkRPZUE/edit
http://www.blia.it/debitopubblico/index.php

IL POTERE LEGISLATIVO (da Wikipedia)

In Italia, il potere legislativo spetta al Parlamento.
Anche il Governo può emanare un atto avente forza di legge (chiamato decreto legge), ma questo deve essere confermato successivamente dal Parlamento, pena la decadenza del decreto legge. Inoltre il Parlamento può delegare il Governo (tramite una legge chiamata appunto legge delega) affinché legiferi su una certa materia, ma al contempo stabilisce i margini entro i quali il Governo può muoversi nel legiferare. L’atto normativo emanato in questo modo dal Governo prende il nome di decreto legislativo.
Il potere di iniziativa legislativa viene attribuito a ciascun parlamentare, al popolo, attraverso l’istituto della proposta di legge di carattere popolare, effettuata tramite la raccolta di almeno cinquantamila firme, e al Governo, le cui proposte di legge devono però essere controfirmate dal Presidente della Repubblica.

IL POTERE ESECUTIVO:

Il potere esecutivo spetta al Governo che ha i compiti di:
– far rispettare l’ordine e la legge attraverso la gestione delle forze di polizia e dei penitenziari
– condurre la politica estera dello stato
– dirigere le forze militari
– dirigere i servizi pubblici e la pubblica amministrazione

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“E’ ovvio che la crisi di Governo, o le sue dimissioni, implicano l’arresto, alla Camera, di tutte le attività legislative che siano legate o dipendano da iniziative
riservate all’Esecutivo (vedi POTERE ESECUTIVO) o, comunque, dalla necessità di un suo intervento.
Ciò non significa, tuttavia, che il Parlamento non abbia, per tutte le altre materie, piena potestà legislativa (vedi POTERE LEGISLATIVO): la maggior parte delle leggi di cui attualmente si discute, in altre parole, possono essere proposte, votate ed approvate direttamente dalle Camere,
senza che sia necessario l’intervento del Governo.”
[…]
La nostra Costituzione prevede, sulla base del principio di continuità delle istituzioni, che il Governo dimissionario (quale è, allo stato, quello di Monti),
a partire dall’accettazione delle dimissioni da parte del Presidente della Repubblica, entri in regime di prorogatio, sino alla formazione del nuovo Governo.
Per tutto questo periodo, il Governo ha poteri limitati agli “affari correnti”, nel senso che la sua attività sarebbe limitata all’ordinaria amministrazione mentre gli sarebbe preclusa la sfera del cosiddetto «indirizzo politico». In particolare, nel nostro sistema politico si sono sempre emanate circolare dirette a precisare e specificare i compiti ed i poteri del Governo in prorogatio (le più recenti e rilevanti: la circolare Ciampi, quella Amato e la circolare Prodi).
[…]
Mantenere l’attuale Governo Monti in prorogatio (ossia con limitatissimi poteri di ordinaria amministrazione, di disbrigo degli affari correnti),
e concentrare tutta l’attività legislativa nel nuovo Parlamento, per almeno i prossimi 6-8 mesi, ovvero il tempo per una riforma elettorale,
e per l’approvazione delle leggi più urgenti.”

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Stralci estratti dai seguenti articoli scritti da Paolo Becchi, Professore ordinario di Filosofia del Diritto presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Genova.

Un Parlamento senza Governo
Tutte le bindi-balle sulla costituzione

Credo che la stesura di una legge per l’impignorabilità della prima casa debba essere fatta in accordo e sinergia con la legge per il reddito di cittadinanza.

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Una legge per il reddito di cittadinanza la si potrebbe immaginare sulla base di quanto scritto in questi due articoli:
Il reddito minimo? Si può fare
Come si finanzia il reddito di base incondizionato?

In estrema sintesi si tratterebbe di andare a sostituire tutte le forme di welfare attualmente esistenti con un reddito integrativo, senza limiti di tempo e senza obbligo di cercare lavoro, a favore di quei nuclei familiari al di sotto della soglia di povertà.
La soglia di povertà, calcolata dall’Istat, varia ovviamente da Nord a Sud e sulla base della composizione del nucleo familiare.

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Circa l’impignorabilità, invece, personalmente me la immagino regolata come segue.

L’impignorabilità si applica SOLO su quelle case che costituiscono l’unico bene immobile del nucleo familiare che vi abita.
Il proprietario di tale dell’immobile deve essere nello stato di famiglia del suddetto nuclo familiare e può avvalersi di tale tutela SOLO se:
1) il proprietario e i componenti del nucleo familiare che occupano l’immobile hanno tutti domicilio (comunicazione alla questura) e residenza (comunicazione all’amm. comunale) in quell’immobile
2) l’immobile rientra nei parametri massimi stabiliti (da definire) di ampiezza e di valore, messi in relazione al numero di persone che compongono il nucleo familiare
3) il nucleo familiare del propietario ha una condizione economica complessiva al di sotto di una soglia da stabilirsi (soglia di povertà + 500€ equivalente ad una rata di mutuo ?? ).

La condizione economica è valutata in base a:
– reddito (al netto delle imposte, delle spese mediche e dell’affitto/rata del mutuo, ma comprensivo di sussidi e di ogni altra voce d’entrata del nucleo)
– patrimonio (con la sostanziale sterilizzazione della prima casa)
– indicatori di consumo (auto, ampiezza dell’abitazione, affitto)

Modalità di applicazione:
– applicabile senza limiti di tempo solo su immobili che rientrano nei parametri minimi di cui al punto 2)
– applicabile solo per un periodo di tempo limitato su immobili che superano di poco (da definire) i parametri di cui 2)

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I was away from this blog for a while… well, I’m now back to give you some good music to listen and to dance. Do you like it Moka?
P.S. Jamie XX is great!
P.P.S. The “W” of WordPress remembers me my new VW 🙂

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Artista: The Arcade Fires
Titolo: Rebellion (Lies)
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Artista: MoneyBox
Titolo: Space bass ( Jamie XX Remix)
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Artista: Washed Out
Titolo: New theory
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Artista: Lake Heartbeat
Titolo: Blue Planet
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Artista: Giovanni Sollima
Titolo: Daydream
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Artista: Sergei Rachmaninov
Titolo: moment musical op.16 no.4
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Artista: Johann Sebastian Bach
Titolo: Welltempered Clavier – BWV 855
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Artista: Sergei Rachmaninov
Titolo: Suite op.5 – Barcarole
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Artista: Antonio Vivaldi
Titolo: Concerto C Major for Sopranino – Largo e cantabile.mp4
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Artista: Johann Sebastian Bach
Titolo: Partita for solo flute in A minor (BWV 1013) 1. Allemande
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Artista: Marigliano & Bellopede
Titolo: Cafè 1930
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Pictures by Gorje Hewek

Roberta Lombardi Cittadina

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Carla Ruocco

Portavoce cittadina al parlamento del Movimento 5 stelle - Vice Presidente Commissione Finanze

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