Informazione comparativa

Il contraddittorio, che non esiste in TV, possiamo realizzarlo artigianalmente mettendo a dialogo tra di loro articoli di fonti giornalistiche differenti, pubblicati anche in momenti differenti tra di loro.

Ascoltate il dibattito tra Violante e Di Pietro, la loro diversa idea circa l’amministrazione della Giustizia.
A seguire, ho voluto far parlare Salvatore Borsellino, fratello del compianto giudice Paolo; ho voluto che fosse lui a rispondere alle ultime affermazioni pubbliche di Nicola Mancino, attuale vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura.


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VIOLANTE:
Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno annullato una decisione della sezione disciplinare del Csm che aveva assolto due pm della procura di Salerno, accusati di aver sottoposto a indagini preliminari un terzo magistrato, sebbene non fosse stato acquisito alcun elemento indiziante nei suoi confronti. I due pubblici ministeri avrebbero agito non sulla base di una notizia di reato, ma per ricercare una notizia di reato.
Non è un caso isolato. Si tratta di errori gravi che potrebbero essere determinati anche dall’equivoca formulazione di un articolo del codice di procedura penale (330) dove è scritto che il pm e la polizia giudiziaria «prendono» notizia di reati di propria iniziativa. «Prendono» non significa «cercano»; significa che la notizia di reato c’è già (per esempio in una inchiesta giornalistica) perché non si può «prendere» una cosa che non c’è. Ma, in assenza di chiarimento esplicito, l’espressione potrebbe anche essere erroneamente interpretata come autorizzazione per pm e polizia giudiziaria a cercare di propria iniziativa questa benedetta notizia.
Il compito di cercare le notizie di reato spetta invece alla polizia amministrativa. Al pm compete di indagare, anche avvalendosi della polizia giudiziaria che opera alle sue dipendenze, sui fatti oggetto della notizia di reato, comunque a lui pervenuta, e individuare i colpevoli. Ma, senza notizia, niente indagini.[…](CONTINUA)

DI PIETRO:
[…]Insomma, secondo l’ ultimo Violante, bisogna fare una riforma che impedisca al Procuratore della Repubblica di acquisire autonomamente le notizie di reato. Egli, invece, dovrebbe sempre aspettare che altri – e significativamente la Polizia – lo informino. E perché mai un Pm dovrebbe farlo? Perché deve fare solo da passacarte? E se non lo informano? E perché mai deve accontentarsi solo di quello che gli passano gli organi di polizia giudiziaria che – con tutto il rispetto per i singoli e per l’ istituzione – sono pur sempre sotto la dipendenza gerarchica del Ministero dell’ Interno o della Difesa o dell’ Economia e, quindi, del Governo in carica? E perchè mai il Pubblico Ministero non dovrebbe poter fare lui quel che può chiedere di fare agli altri?
Ma qualcuno crede davvero che Buscetta si sarebbe messo a fare il pentito davanti ad un poliziotto, sapendo che poi questo avrebbe dovuto riferire al Governo dell’ epoca? E qualcuno crede davvero che “Mani Pulite” – che arrivò a toccare ministri in carica e Capi di Governo – avrebbe potuto decollare in un ufficio di Polizia? Bene ha fatto, allora, l’ ex collega – mio e di Violante – il senatore D’ Ambrosio, a ricordare che finora mirabili inchieste si sono potute svolgere solo grazie a “magistrati e ufficiali di polizia giudiziaria, insieme, in prima linea”.[…](CONTINUA)


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MANCINO:
[…]Mancino non si è espresso sull`invio degli atti alla Consulta da parte dei giudici di Milano del processo Mills. Ma, secondo Mancino, per i processi a carico delle prime quattro cariche dello Stato: «Se Berlusconi ha vinto le elezioni e si presenta al Parlamento chiedendo`debbo governare o occuparmi dei processi?`, quella sospensione è un provvedimento giusto».[…] (CONTINUA)

BORSELLINO:
[…]Un altro lampo, è il 1 di Luglio e si vede il giudice [ndr, Paolo Borsellino] al ministero, davanti alla porte di Mancino, per un incontro a cui è stato chiamato dallo stesso ministro mentre stava interrogando Gaspare Mutolo. Il giudice ha annotato questo appuntamento nella sua agenda : 1 Luglio, ore 19 : Mancino, ma la luce provocata dal lampo si esaurisce e non riusciamo a vedere chi c’e’ dietro quella porta ad aspettarlo e che cosa gli viene detto. Dall’agitazione del giudice quando torna ad interrogare Mutolo si può solo immaginare che gli viene detto che lo Stato ha deciso di aderire alla richieste contenute nel papello [ndr, quello scrivvo da Riina e mai più rinvenuto] e la reazione del giudice che deve essere stata così violenta e sdegnata da non lasciare spazio, per concludere la trattativa, ad altra possibilità se non quella di eliminarlo, ed eliminarlo in fretta. Ma le tenebre sono troppo fitte per vedere qualcosa e solo Mancino ci potrebbe dire, se guarisse improvvisamente dalle sue amnesie, che cosa accadde veramente in quella stanza.[…](CONTINUA)

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