Lo SME all’origine del debito pubblico italiano

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1973-1974: primo shock petrolifero e l’inflazione da costi

La crisi energetica del 1973 fu dovuta principalmente alla improvvisa e inaspettata interruzione del flusso dell’approvvigionamento di petrolio proveniente dalle nazioni appartenenti all’Opec (l’organizzazione dei paesi esportatori di petrolio). Questo processo portò all’innalzamento vertiginoso del prezzo del petrolio, che in molti casi aumentò più del triplo rispetto alle tariffe precedenti.

A fronte dell’aumento del prezzo del greggio si determinò di conseguenza una fiammata di “inflazione da costi”(la quale consiste in una crescita dei prezzi al consumo causata da una crescita dei costi dei fattori di produzione).

Il governo italiano di quell’epoca varò nel novembre di quell’anno, il decreto dell’austerity.
Aumentò sia il prezzo della benzina e che del gasolio da riscaldamento e venne imposta una sorta di coprifuoco salva-energia. L’illuminazione pubblica venne pressoché dimezzata, compresi gli addobbi natalizi. L’orario di apertura dei negozi venne ridotto, la chiusura di cinema, bar e locali venne anticipata e i programmi Rai vennero sospesi alle 23. Ma fu il divieto di circolare in automobile nei giorni festivi che ebbe l’effetto psicologico piú incisivo: il 2 dicembre 1973 fu la prima “domenica a piedi”, con il blocco totale della circolazione privata. Le macchine messe a riposo una volta a settimana consentivano un risparmio di ben 50 milioni di litri di benzina per volta. In queste giornate “forzatamente” ecologiche i cittadini si sbizzarrivano nella ricerca di mezzi di trasporto alternativi. Le biciclette ebbero il loro momento di massima gloria e sfilavano silenziose fra le macchine immobili.

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1975: introduzione della scala mobile e l’aggravio dell’inflazione

La scala mobile (ufficialmente “indennità di contingenza”) fu uno strumento economico di politica dei salari, volto ad indicizzare automaticamente i salari all’inflazione e all’aumento del costo della vita secondo un indice dei prezzi al consumo.
In sintesi, la scala mobile restituì ai salari quel potere di acquisto che l’inflazione da costi dovuta al primo shock petrolifero aveva fin lì fatto perdere.

L’inflazione venne a sua volta moltiplicata dalla scala mobile. Ciò accadde in quanto la scala mobile misurava l’inflazione tenendo conto dell’aumento dei prezzi, ma senza considerare un altro parametro economico: l’aumento del PIL; un aumento dei salari al di sopra della produttività, anche se in linea con l’inflazione corrente, fu causa di nuova inflazione.

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1975-1979: La base monetaria creata dal canale del Tesoro causa di ulteriore inflazione

L’aumento dell’inflazione portò alla riduzione del valore della moneta nazionale.
La riduzione del potere d’acquisto della moneta nazionale determinò l’aumento dei tassi di cambio rispetto alle valute degli altri paesi in cui il tasso di inflazione era più basso.

Questo aumento dei tassi di cambio determinò la circostanza per cui quando l’Italia chiedeva denaro in prestito offrendo un determinato interesse spesso le altre nazioni non trovavano conveniente quell’interesse offerto e rinunciavano a prestare il denaro all’Italia. Quando ciò accadeva, invece di offrire un tasso interesse più alto, entrava in gioco la banca centrala italiana, la Banca d’Italia.

Fino a quel momento gli interventi della Banca d’Italia alle aste dei titoli servivano a mantenere il tasso d’interesse a un livello stabilito, compatibile con l’esigenza del Tesoro di finanziarsi relativamente a buon mercato: semplicemente, se il mercato non voleva i titoli al tasso stabilito dal Tesoro, la Banca d’Italia li acquistava stampando nuova moneta, immettendo così moneta fresca nel sistema.
Il Tesoro, certo, le pagava interessi, ma la Banca d’Italia poi glieli restituiva, e quindi per il Tesoro questo era debito a costo zero, equivalente al finanziamento di una parte del fabbisogno con moneta, la cosiddetta “base monetaria creata dal canale del Tesoro”.

L’aspetto negativo di questo sistema era la svalutazione della moneta che determinava a sua volta un ulteriore aumento dell’inflazione.

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1978-1979: secondo shock petrolifero e ratifica del sistema monetario europeo

La rivoluzione ebbe origine a seguito di una strage avvenuta il 19 agosto del 1978.
Evidentemente il mondo intero, già traumatizzato dal primo shock petrolifero, aveva gli occhi puntati sul Medioriente. La nuova interruzione del flusso dell’approvvigionamento di petrolio ebbe inizio nel gennaio del 1979

Dopo la fine del sistema di Bretton Woods, i Paesi forti dell’Europa, come la Francia e soprattutto la Germania Ovest, iniziano a spingere per la creazione di un sistema a cambi fissi tra i Paesi del vecchio continente.
Ricordo a chi legge che già esisteva una Comunità Europea, nata, nel 1957, da cui sarebbe poi nata l’attuale Unione Europea.
Agli inizi del 1978 inizia ad essere progettato il Sistema Monetario Europeo.
Sempre durante il 1978 Valery Giscard d’Estaing e Helmut Schmidt, all’ epoca presidente della repubblica francese e cancelliere tedesco, incontrano il presidente del consoglio italiano Giulio Andreotti per proporre all’Italia l’adesione allo SME. Lo SME si proponeva la costituzione di un accordo per il mantenimento di una parità di cambio prefissata che poteva oscillare entro una fluttuazione prestabilita.

Nell’ambito della teoria monetarista in voga all’epoca si riteneva che l’introduzione di moneta fosse la maggiore causa dell’inflazione. Da questa teoria ne conseguiva che per controllare l’inflazione occorreva controllare l’offerta di moneta e che la Banca d’Italia dovesse quindi diventare indipendente dal potere esecutivo, dovesse cioè in qualche modo ostacolarlo, o quanto meno condizionarne anche la politica fiscale lesinandogli i finanziamenti.

La discussione circa l’adesione allo SME si arricchiva dunque anche di questa argomentazione, ovvero quella di ritenere lo SME una possibile soluzione all’enorme inflazione che stava subendo la moneta italiana.
Andreotti, col sostanziale appoggio del PCI di Berlinguer, fece aderire l’Italia allo SME nel marzo 1978

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1981: il divorzio fra Tesoro e Banca d’Italia

Il tasso di cambio può essere definito come numero di unità di moneta estera che possono essere acquistate con un’unità di moneta nazionale.
Se l’inflazione aumenta, la moneta svaluta; la svalutazione è quel fenomeno economico che favorisce i debitori e penalizza i creditori, quindi per ottenere denaro in prestito è necessario aumentare i tassi di inetersse.
Tutto ciò determina logicamente l’aumento dei tassi di cambio.

Aderendo allo SME l’Italia si impegnò a mantenere il tasso di cambio nominale entro i parametri di oscillazione stabiliti, mentre quello reale, legato all’inflazione, rimaneva profondamente squilibrato.

La Banca d’Italia si trovò limitata nell’operazione di acquistare direttamente i titoli del Tesoro e quindi a stampare nuova moneta, in quanto nuova moneta avrebbe significato svalutazione della moneta e conseguente aumento del tasso di cambio.
Nell’impossibilità di stampare moneta al fine di mantenere il tasso di cambio entro margini di oscillazione prefissati dalla SME, il Tesoro non potè fare altro che chiedere il denaro in prestito di cui aveva bisogno accettando il tasso di interesse di volta in volta imposto dal mercato.

Sempre nel 1981, conseguentemente al divorzio appena detto, venne abolito il “vincolo di portafoglio” (obbligo per le banche italiane di detenere una quota minima di titoli di stato italiani), il che rende oggi lo stato
ricattabile dalle banche stesse (“o fai xxx o noi vendiamo i tuoi titoli. E salutaci
lo spread…”).

L’inflazione cala, ma solo perché il prezzo del petrolio cala del 75%… In compenso esplodono tassi di interesse, spesa pubblica per interessi, debito pubblico e disoccupazione.

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1981-1993: l’aumento esponenziale del debito pubblico

L’aumento dei tassi d’interesse dovuto all’introduzione con lo SME dei tassi di cambio fissi, si tradussero rapidamente in un nuovo grave problema per la politica economica, aumentando il fabbisogno del Tesoro e l’escalation della crescita del debito rispetto al prodotto nazionale.

Il divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia – ovvero l’impossibilità di stampare moneta per rimanere all’interno dei tassi di cambio fissi – non sottraeva quindi solo la politica monetaria al controllo del potere esecutivo, ma gli sottraeva indirettamente anche quella di spesa per i servizi pubblici e gli sottraeva anche quella fiscale, poiché aumenti di spesa o riduzioni di gettito fiscale avrebbero determinato l’aumento del debito pubblico subordinato al tasso di interesse stabilito dal mercato.

Il debito pubblico esplode negli anni ottanta: dal 1981 al 1993 il il debito pubblico passa da 142.427.140 € a 959.713.460 €, mentre il rapporto debito col PIL passa dal 55% al 105,2%. L’idea che il debito pubblico accumulato allora fosse dovuto principalmente ad una dilagante corruzione (che comunque c’è stata e ha pesato) è inverosimile vista l’ingenza delle somme in questione.

La lira rimane nello SME fino al 1992, quando due formidabili attacchi speculativi da parte di un finanziere senza scrupoli, George Soros, costringono la Sterlina e la Lira ad uscire dallo SME.
La lira rientrerà nello SME il 25 novembre 1996, col cambio di 990 Lire per un Marco tedesco.
Il 1º gennaio 1999 entrò in vigore l’euro, il cui tasso di cambio irrevocabile con la lira era stato fissato il giorno precedente.
Il 1º gennaio 2002 entrano in circolazione le monete e banconote in euro

Lo sganciamento dallo Sme frenò la dinamica dei tassi, e dal 1993 al 2002 la spesa per interessi prima si stabilizzò e poi andò calando.
Questa dinamica favorì il rientro del debito, che dai 120 punti del 1994 arrivò ai 103 nel 2003.
Lo shock determinato dall’innalzamento degli interessi negli anni Ottanta fu notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi fu stato ostacolato dal fatto che la crescita del Pil venne ostacolata dalle manovre di austerità rese necessarie per rispettare i parametri imposti dal Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1º novembre 1993.

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Alcuni stralci sono stati estratti dai seguenti articoli:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=43990
http://vocialvento.com/la-nascita-del-debito-pubblico
https://docs.google.com/file/d/0B0DM_HqqOHAVREd0QUtmdkRPZUE/edit
http://www.blia.it/debitopubblico/index.php

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