L’Italia col pilota automatico inserito

L’8 Marzo 2013 i giornalisti interrogano Mario Draghi, presidente della BCE, sul perchè i mercati sono rimasti in fondo indifferenti all'”impasse” politica in Italia prodotta dall’esito incerto delle votazioni politiche avute luogo la settimana precedente.
Draghi risponde: “L’Italia prosegue sulla strada delle riforme, indipendentemente dall’esito elettorale”, sottolineando inoltre che “l’Italia, in ogni caso, prosegue il consolidamento dei conti publici e gli aggiustameti strutturali dell’economia, come se ci fosse una sorta di pilota automatico”

RIF: http://www.radio24.ilsole24ore.com/notizie/2013-03-08/draghi-risanamento-avanti-pilota-085544.php

Di quale pilota automatico sta parlando Draghi?
Il pilota automatico è stato inserito dalla classe politica italiana ratificando cronologicamente:
– il Trattato di Maastricht, o Trattato sull’Unione Europea
– la Costituzione europea
– il Trattato di Lisbona
– il Patto di Bilancio Europeo (anche detto Fiscal Compact)

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Il trattato di Maastricht (o Trattato sull’Unione europea)

Il trattato di Maastricht è stato redatto dal Parlamento europeo in quanto quest’ultimo aveva ricevuto dai Paesi membri un mandato costituzionale.

Il 18 giugno 1989 in Italia, a margine delle elezioni europee, gli italiani furono chiamati a decidere se conferire o meno il mandato costituente al Parlamento europeo (rederendum consultivo del 1989).
In quella occasione gli italiani furono chiamati ad esprimere il loro parere su un quesito che recitava: “Ritenete che si debba trasformare la Comunità Europea in una effettiva Unione dotata di Governo responsabile di fronte al Parlamento affidando allo stesso Parlamento il mandato di redigere un progetto di Costituzione da sottoporre a ratifica dagli organi competenti degli Stati membri?”
Il risultato fu nettissimo: ben 29 milioni di si, l’88%, solo il 12% di no, ed una partecipazione al voto del 66,83%. Da allora non si è più votato per esprimersi direttamente sulle scelte europee in quanto i vari trattati, quello di Maastricht e quello Costituzionale di Lisbona, sono stati ratificati senza consultare il popolo e direttamente dal Parlamento.

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum_consultivo_del_1989_in_Italia
RIF: http://www.megachip.info/tematiche/beni-comuni/7467-cosa-e-leuropa-per-litalia.html

Il Trattato di Maastricht fu firmato il 7 febbraio 1992 a Maastricht dai dodici paesi membri dell’allora Comunità Europea, oggi Unione Europea, che fissa le regole politiche e i parametri economici necessari per l’ingresso dei vari Stati aderenti nella suddetta Unione.
È entrato in vigore il 1º novembre 1993.

Il trattato prevedeva che la politica monetaria unica fosse di lì in avanti coordinata dall’Istituto monetario europeo (IME), e successivamente – dopo la sua creazione entro il 1º gennaio 1999 – dalla Banca centrale europea (BCE).
Il Trattato sbabiliva poi due ulteriori tappe: nella prima le monete nazionali sarebbero continuate a circolare pur se legate irrevocabilmente a tassi fissi con il futuro Euro; nella seconda le monete nazionali sarebbero state sostituite dalla moneta unica.
Per passare alla fase finale ciascun Paese avrebbe dovuto rispettare cinque parametri di convergenza:
– Rapporto tra deficit pubblico e PIL non superiore al 3%.
– Rapporto tra debito pubblico e PIL non superiore al 60% (Belgio e Italia furono esentati).
– Tasso d’inflazione non superiore dell’1,5% rispetto a quello dei tre Paesi più virtuosi.
– Tasso d’interesse a lungo termine non superiore al 2% del tasso medio degli stessi tre Paesi.
– Permanenza negli ultimi 2 anni nello SME senza fluttuazioni della moneta nazionale

Diverse competenze comunitarie vennero ampliate (vedi dettagli ai link di riferimento), ma l’innovazione principale fu però la definizione del principio di sussidiarietà.
In modo generale, la sussidiarietà può essere definita come quel principio regolatore per cui se un ente che sta “più in basso” è capace di fare qualcosa, l’ente che sta “più in alto” deve lasciargli questo compito, eventualmente sostenendone anche l’azione.
Nel trattato di Maastricht, invece, con il principio di sussidiarietà si precisa che nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, la Comunità interviene soltanto se gli obiettivi possono essere realizzati meglio a livello comunitario che a livello nazionale.

La Comunità agisce nei limiti delle competenze che le sono conferite e degli obiettivi che le sono assegnati dal presente trattato. Nei settori che non sono di sua esclusiva competenza la Comunità interviene, secondo il principio della sussidiarietà, soltanto se e nella misura in cui gli obiettivi dell’azione prevista non possono essere sufficientemente realizzati dagli Stati membri e possono dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell’azione in questione, essere realizzati meglio a livello comunitario.

E’ qui che nasce il pilota automatico, e a breve vedremo come esso verrà successivamente perfezionato.

RIF:http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_sull%27Unione_europea
RIF:http://www.integrazionemigranti.gov.it/Documenti/Documents/Normativa/Trattati%20e%20Convenzioni/Trattato%20Maastricht.pdf
RIF:http://europa.eu/legislation_summaries/institutional_affairs/treaties/treaties_maastricht_it.htm

NOTA A MARGINE:
In un precedente articolo (vedi link di riferimento più in basso) abbiamo già visto come l’adesione dell’Italia allo SME abbia determinato la crescita esponenziale del
debito pubblico negli anni che vanno dal 1981 al 1993; l’articolo termina con il seguente paragrafo:
“Lo shock determinato dall’innalzamento degli interessi negli anni Ottanta fu notevole e il suo riassorbimento in tempi successivi fu stato ostacolato dal fatto che la crescita del Pil venne ostacolata dalle manovre di austerità rese necessarie per rispettare i parametri imposti dal Trattato di Maastricht, entrato in vigore il 1º novembre 1993.”

RIF: https://pullinpulse.wordpress.com/2013/04/07/lo-sme-allorigine-del-debito-pubblico-italiano/

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La Costituzione europea (o Trattati di Roma, o anche Trattato che istituisce la Comunità europea)

La Costituzione europea, dispetto del nome, non fu una vera Costituzione in quanto essa non sancì la nascita di una sovranità (come la costituzione federale degli Stati Uniti d’America); fu invece un progetto di revisione dei trattati fondativi dell’Unione Europea, una sorta di Testo unico, in cui venivano solo recepiti e riordinati testi giuridici preesistenti.
La Costituzione europea fu redatto nel 2003 dalla Convenzione Europea.
La Convenzione Europea aveva, nell’ottica di un prossimo allargamento dell’Europa da 15 a 27 membri (entro il 2007), tra i molti suoi obiettivi i seguenti:
– dichiarare le modalità per stabilire e mantenere una più precisa delimitazione delle competenze tra l’Unione europea e gli Stati membri, che rispecchi il principio di sussidiarietà;
– dichiarare il ruolo dei Parlamenti nazionali nell’architettura europea;

Li ratifica del testo costituzionale da parte dei 25 paesi dell’Unione europea (oggi 27) avvenne o per via parlamentare – come nel caso italiano (governo Berlusconi III ma votazione parlamentare pressochè unanime) – o tramite referendum popolari. In quest’ultimo caso, hanno risposto favorevolmente alle urne i cittadini di Spagna (20 febbraio 2005) e Lussemburgo (10 luglio 2005), mentre i cittadini di
Francia (29 maggio 2005) e Paesi Bassi (1 giugno 2005) hanno votato in maggioranza no.
A seguito della volontà di Francia e Paesi Bassi l’iter di ratifica si congelà e la Costituzione europea venne poi definitivamente abbandonata nel 2009.

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Costituzione_europea

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Il trattato di Lisbona

Il Trattato di Lisbona, noto anche come Trattato di riforma, fu redatto per sostituire la Costituzione europea bocciata dal ‘no’ dei referendum francese e olandese del 2005. Fu firmato il 13 dicembre 2007

In Italia, a causa delle elezioni politiche anticipate e della volontà di alcuni gruppi parlamentari di non procedere alla ratifica a camere sciolte, il disegno di legge presentato dal Governo Prodi II non fu votato. Il nuovo Governo Berlusconi IV ha dovuto quindi ripresentare un disegno di legge per procedere alla ratifica.

Il 23/7/2008 il Senato della Repubblica approva all’unanimità
Il 31/7/2008 la Camera dei deputati approva all’unanimità
Il 2/8/2008 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Trattato_di_Lisbona

Il principio di sussidiarietà definito nel Trattato di Maastricht e recepito nella Costituzione Europea venne recepito anche nel Trattao di Lisbona, sebbene con l’aggiunta dei livelli regionale e locale oltre che europeo e nazionale.
Le modalità con le quali si sarebbe dovuto ricorrere a tale principio erano invece definite nel “Protocollo sull’applicazione dei principi di sussidiarietà e proporzionalità”, (protocollo allegato alla Trattato di Maastrich con il Trattato di Amsterdam e recepito con fino nel Trattato di Lisbona, sebbene con lievissime modifiche).

Il principio di sussidiarietà stabilisce che, nei settori che non sono di sua esclusiva competenza, l’Unione interviene solo laddove l’azione dei singoli Stati non sia sufficiente al raggiungimento dell’obiettivo, e prevde la facoltà da parte degli organismi europei di proporre agli stati membri “un progetto di atto legislativo”.
Gli organismi europei abilitati alla formulazione di tali progetti di atto legislativo (art. 3) sono:
– la Commissione tramite sua proposta
– un gruppo di Stati membri tramite sua iniziativa
– dal parlamento europeo tramite sua iniziativa
– dalla Corte di giustizia tramite sua richiesta
– dalla Banca centrale europea tramite sua raccomandazione
– dalla Banca europea per gli investimenti tramite sua richiesta

Una volta formulato il progetto di atto legislativo il Consiglio europeo lo trasmette al parlamento nazionale al quale il progetto si indirizza (art.4) con allegate le motivazioni della richiesta legislativa (art. 5).
Il parlamento nazionale che riceve il progetto di atto legislativo ha 8 settimane per esaminare il tutto e verificare se il progetto sia o meno conforme al principio di sussidiarietà (art.6).
Qualora fosse ritenuto non conforme il progetto viene rimandato al mittente al fine di richiederne il riesame.
Al termine di tale riesame l’organismo europeo che ha generato il progetto può decidere di mantenerlo, di modificarlo o di ritirarlo. Nel caso in cui l’organismo europeo che ha generato il progetto decidesse di mantenere il progetto, tale decisione deve essere motivata ed sottoposta al giudizio del Congilio o del Parlamento europeo; se, a maggioranza del 55% dei membri del Consiglio o a maggioranza dei voti espressi in sede di Parlamento europeo, il legislatore ritiene che la proposta non sia compatibile con il principio di sussidiarietà, la proposta legislativa non forma oggetto di ulteriore esame (art. 7).

RIF: http://www.issirfa.cnr.it/download/File/PROTOCOLLO%20SUSSIDIARIETA-Lisbona-issirfa-a.pdf

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Il Patto di Bilancio Europeo

Il Patto di bilancio europeo o Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell’unione economica e monetaria, è un accordo approvato con un trattato internazionale il 2 marzo 2012 da 25 dei 27 stati membri dell’Unione europea[1], entrato in vigore il 1º gennaio 2013.
Il patto contiene una serie di regole, chiamate “regole d’oro”, che sono vincolanti nell’UE per il principio dell’equilibrio di bilancio. Ad eccezione del Regno Unito e della Repubblica Ceca, tutti gli stati membri dell’Unione europea hanno firmato il trattato.
L’accordo prevede per i paesi contraenti, secondo i parametri di Maastricht fissati dal Trattato, l’inserimento in Costituzione dell’obbligo di perseguire il pareggio di bilancio (art. 3, c. 1), l’obbligo per tutti i paesi di non superare la soglia di deficit strutturale superiore allo 0,5% (e superiore all’1% per i paesi con debito pubblico inferiore al 60% del Pil), oltre a imporre una significativa riduzione del debito al ritmo di un ventesimo (5%) all’anno, fino al rapporto del 60% sul Pil nell’arco di un ventennio (artt. 3 e 4). Gli stati inoltre si impegnano a coordinare i piani di emissione del debito col Consiglio dell’Unione e con la Commissione europea (art. 6).
Sebbene sia stato negoziato da 25 Paesi dell’Unione europea, l’accordo non fa formalmente parte del corpus normativo dell’Unione europea.

Il 12/7/2012 il Senato della Repubblica approva (216 sì, 21 astenuti e 24 no)
Il 19/7/2012 la Camera dei deputati approva (368 sì, 65 astenuti e 65 no)
Il 23/7/2012 il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano promulga

RIF: http://it.wikipedia.org/wiki/Patto_di_bilancio_europeo

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Conclusioni

Il pilota automatico è stato attivato sottoscrivendo i Trattati di Maastricht, Lisbona e di Stabilità.
La traiettoria del pilota automatico è quella definita in questi Trattati.

Non solo l’Italia ha il pilota automatico inserito, ma la traiettoria che il pilota automatico segue viene anche di quando in quando riconfigurata a piacere dalla BCE.
Il 5 agosto del 2011 il presidente della BCE uscente Trichet e quello entrante Draghi commissionano l’Italia inviandogli una comunicazione con la quale gli si indicavano le politiche economiche da dover seguire.

RIF: http://www.unita.it/economia/la-lettera-della-bce-al-governo-italiano-5-agosto-2011-1.336802

Scrive Lina Palmerini sul Sole24Ore il 30 Settembre 2011:”Insomma, sia nella versione positiva della sussidiarietà che in quella negativa del tecno-golpe, il risultato è lo stesso: un paese che il 5 agosto è stato commissariato da Francoforte.”

Nel corso della seconda parte della XVI legislatura, governo Berlusconi, in concomitanza con l’acuirsi delle tensioni sui debiti sovrani dell’area dell’Euro, è emersa a livello comunitario l’esigenza di prevedere negli ordinamenti nazionali ulteriori e più stringenti regole per il consolidamento fiscale e, in particolare, di introdurre, preferibilmente con norme di rango costituzionale, la “regola aurea” del pareggio di bilancio.
Con legge costituzionale 20 aprile 2012, varata dal subentrante governo tecnico Monti (sostenuto da PD-PDL-UDC), è stato pertanto introdotto nella Costituzione, in coerenza anche con quanto disposto da accordi internazionali quali il c.d. Fiscal compact, il principio dell’equilibrio strutturale delle entrate e delle spese del bilancio.
Avendo raggiunto il quorum dei due terzi dei componenti nella seconda votazione, sia alla Camera, sia al Senato, la modifica costituzionale, che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2014, non è stata sottoposta a referendum popolare.

 

RIF: http://www2.unich.it/rassegna_stampa/send.php?ID=11942
RIF: http://ebookbrowse.com/pensioni-e-liberalizzazioni-lettera-bce-senza-risposte-lina-palmerini-sole24ore-pdf-d268412715
RIF: http://leg16.camera.it/465?area=1&tema=496&Il+pareggio+di+bilancio+in+Costituzione

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